Speciale Baby Sitter: come scegliere e come assumere

baby sitterContinuare a lavorare o assumere una baby sitter?

La nascita di un bimbo è spesso sinonimo di grande felicità: il suo arrivo in famiglia, infatti, rappresenta il frutto dell’unione di una coppia che si ama, e che ha deciso di rendere questo amore concreto e tangibile.
L’arrivo di un nuovo nato, però, non comporta solo euforia, gioia e felicità per mamma e papà, ma spesso si traduce, per la nuova famiglia che si crea, anche in ansia e preoccupazione: se è vero che il papà riesce a gestire meglio la situazione, e a prendere le distanze da timori e paure, la mamma sente sin da subito il peso dell’andamento di crescita del piccolo, e questa è una tra le primissime ansie a cui una neo-mamma va incontro.
Specialmente se si è inesperte, si tende ad avere la paura che il bimbo non cresca bene, che non cresca abbastanza, che possa incorrere in qualche malattia, o che addirittura possa correre il rischio di esser denutrito: queste ansie hanno luogo soprattutto in mamme giovani, inesperte, e che non hanno avuto modo, durante la loro vita, di fare molta esperienza con i bambini. Tuttavia, appare chiaro che queste siano paure che si superano con il tempo, e, non appena si impara a gestire in maniera naturale le normalissime ansie che coinvolgono qualsiasi neo-mamma, la crescita di un figlio può rivelarsi una esperienza entusiasmante e ricca di soddisfazioni ma pur sempre difficile se si lavora e non si ha la possibilità di gestire personalmente e in maniera continuativa il benessere e del proprio bambino e seguirlo nel suo processo di crescita e quotidiana scoperta.
La scelta di alcune donne di ritirarsi dal mondo del lavoro in funzione dell’arrivo di un bebè – e per garantire al proprio bimbo una presenza materna vivida e continuata – dunque, non è un fatto isolato: la maternità non solo è una gioia, ma viene considerata da molte mamme come un diritto ma anche come un dovere. Tuttavia, scegliere di abbandonare il lavoro – magari a lungo desiderato – per accudire personalmente il proprio bambino resta una decisione difficile e sulla quale non sempre si ha la possibilità di tornare indietro con i ripensamenti, pertanto è sempre meglio riflettere bene prima di effettuare una scelta di questo tipo e comunque, soffermarsi in modo particolare a valutare più possibilità.
Una alternativa possibile, di fronte a questa decisione, è quella di farsi aiutare dai nonni: specialmente se si lavora part-time, e quindi si ha a propria disposizione una mezza giornata disponibile da dedicare al piccolo, è possibile optare per questa scelta, in quanto il rapporto nonni-nipotino si potrebbe rivelare non solo positivo per la mamma – che si sentirebbe più sicura nel sapere il proprio figlio nelle mani di persone conosciute e di cui si fida, e che potrebbe ricavarne risparmio dal punto di vista economico e minori assilli di tempo dal lato amministrativo – ma anche per il bimbo, che si legherebbe molto ad una figura familiare a lui vicina, e potrebbe giovare di questo rapporto, guadagnandone in serenità e tranquillità per il presente ed il futuro.
I nonni, infatti, non solo sono delle persone di cui i genitori in genere si fidano ciecamente, ma, data l’età, dimostrano anche di avere una pazienza e una esperienza tali da riuscire ad infondere nel bambino una sensazione di sicurezza e di serenità: questo è un fattore molto importante e da non sottovalutare, in quanto diversi studi scientifici dimostrano che i traumi che si hanno durante l’infanzia, possono rivelarsi fonte di stress e di eccessiva emotività nella fase adolescenziale e, in qualche caso, farsi sentire in maniera accentuata anche da adulti.
Se si ha quindi a propria disposizione una famiglia alla quale affidarsi – e a cui affidare in tutta tranquillità il proprio bimbo – scegliere di far accudire il bebè in un contesto sicuro, familiare e raccolto, si rivela positivo sia in fatto di risparmio economico, sia da un punto di vista di gestione del tempo. Difficilmente, infatti, i nonni non offriranno tutto il tempo necessario per accudire il piccolo, e voi non avrete il timore di dover rincasare in quell’ora stabilita per non vedere lievitare il vostro budget.

Come scegliere una baby sitter: l’aspettativa è finita e si torna al lavoro. Primi passi da compiere per trovare la persona giusta.

Ci siamo. Il vostro bimbo sta crescendo, e voi siete sul punto di terminare il periodo di maternità: molto presto, quindi, dovrete fare ritorno, volenti o nolenti, al vostro ufficio e alle vecchie abitudini. I nonni vivono troppo lontano, oppure lavorano ancora, e non possono occuparsi del bebè, e voi riprenderete a lavorare a tempo pieno, mentre vostro marito ha già da tempo ripreso a pieno ritmo.
Questo cocktail di situazioni non va di certo a vostro favore, e, seppure con una certa iniziale riluttanza nel pensare al dovervi separare dal vostro piccolo, dovrete scegliere una persona che si occupi di accudire il bimbo. E dovrete farlo anche con una certa fretta, perché i giorni passano e rischiereste di non trovare la tata che meglio si addica ai vostri gusti. Una serie di comprensibili dubbi vi affligge: “Come farò a capire qual è la persona giusta per accudire mio figlio? Come riuscirò a decretare l’affidabilità della baby sitter e a fidarmi di lei? Ma soprattutto, su quali basi devo partire per effettuare questa scelta?”
Innanzitutto, come per ogni cosa, bisogna partire dall’inizio. Il primo gradino da superare, dunque, consiste nel trovare la baby sitter che si addica meglio alle vostre esigenze – e a quelle del bimbo, ugualmente importanti, non dimenticatelo – e alle vostre disponibilità economiche, il che non è affatto una scelta così semplice. Se non avete a disposizione delle amiche che hanno già vissuto la vostra stessa esperienza, e che non possono quindi fornirvi utili consigli, sappiate che esistono diverse – e tutte allo stesso modo valide – possibilità per trovare la tata dei vostri sogni.
Vediamole nel dettaglio.
Il primo modo consiste nel classico passaparola: tra colleghe, amiche di amiche, quasi certamente troverete qualcuna in grado di darvi delle dritte o che magari possa presentarvi una baby sitter a loro conosciuta o che si sarà occupata dei loro bambini. Si tratta, in fondo, di un metodo molto in voga soprattutto prima che facesse capolino, anche nell’ambito di cui stiamo discutendo, l’annuncio su Internet.
Quest’ultimo, in effetti, si rivela una potenziale opportunità, se volete trovare in tempi ristretti e senza troppo rischiare la persona che state cercando: basta, infatti, inserire un annuncio in un sito di offerta/ricerca lavoro, e il gioco è fatto. Verrete contattate prima di quanto possiate immaginare.
Tuttavia, se pensate che questo metodo di ricerca possa rivelarsi poco vantaggioso perché non avrete alcuna scrematura a vostro favore – e ciò si traduce nel rischio di dover perdere tempo ad affrontare colloqui con delle persone per nulla valide secondo i vostri criteri – potete essere voi i protagonisti della ricerca, e indirizzarvi su questi siti di nuova generazione, per trovare la baby sitter più adatta alle vostre esigenze ed anche alle vostre tasche. Un annuncio che si rispetti, infatti, spesso è corredato di informazioni aggiuntive e di particolari che vi aiuteranno ad effettuare una prima scrematura. Se, per esempio, voi aveste bisogno di una persona disponibile ad accudire il bimbo anche durante le ore notturne, avreste così la possibilità di scartare a priori gli annunci di chi non offre la propria disponibilità a lavorare di notte, risparmiando sicuramente molto tempo.
La terza opzione, un po’ più costosa ma probabilmente in grado di offrire una diversa selezione, è quella di rivolgersi ad una agenzia specializzata nel settore: molte sono, ad oggi, le mamme che optano per questa alternativa. Si tratta, appunto, di scegliere una agenzia alla quale affidare la propria ricerca, rendendo note le proprie esigenze di orario e le proprie disponibilità economiche.
L’agenzia in questione, oltre ad avere un suo archivio di baby sitter da proporvi, potrà trovare per voi la persona adatta, ed effettuare al vostro posto i primi colloqui selettivi: il risultato di questa selezione sarà stato un enorme risparmio di tempo ed energie. A voi, infatti, toccherà semplicemente effettuare un colloquio informativo e approfondito con la baby sitter, e decidere se è la persona che si addice al caso vostro: in questo caso, l’agenzia si prenderà una parte dei soldi guadagnati dalla baby sitter, e voi avrete trovato la persona giusta, in poco tempo e con poca fatica.

Primi passi: cosa fare prima di affrontare un colloquio

Quando ci si appresta a scegliere una baby sitter che si dovrà occupare del proprio bambino, si deve tenere conto di una serie di fattori, da valutare preventivamente – e, possibilmente, prima dei colloqui – con il proprio partner.
Il consiglio principale è quello di stabilire due incontri al massimo durante ogni giornata, perché il colloquio che farete con la presunta futura tata del vostro bimbo non dovrà essere svolto in tutta fretta, anzi, è necessario che si abbia a disposizione tutto il tempo necessario per valutare con calma e attenzione la persona che si ha di fronte. Questo non significa, ovviamente, che il vostro comportamento dovrà essere severo e irreprensibile, ma il fatto di prendersi il giusto tempo per colloquiare con la baby sitter servirà soprattutto per evitare di compiere passi affrettati e poco pensati, come quello di farsi accecare dalle referenze e mettere in secondo piano altri fattori.
Non bisogna mai lasciarsi condizionare da eventuali esperienze pregresse e dalle referenze di ciascuna baby sitter: è chiaro che, a ben guardare, una persona con una certa esperienza verificabile nel campo possa avere più pazienza ed essere dotata di maggiore serenità nel trattare il vostro bambino, ma non è sempre vero il contrario.
Per capirci meglio, non sempre l’esperienza deve vincere sull’inesperienza: i fattori che dovrete valutare durante il vostro colloquio non saranno solo direttamente legati alle referenze della tata ma la vostra scelta dovrà essere desunta anche da altre circostanze. Ecco perché c’è bisogno di un certo lasso di tempo a disposizione, proprio in virtù del fatto che certe valutazioni vanno fatte con calma, soprattutto se si tratta del vostro bambino.
E’ bene inoltre, a questo proposito, non lasciarsi trovare impreparati durante un colloquio, ma avere sempre le idee ben chiare circa i vostri gusti e l’ideale di tata che, insieme al vostro compagno, avete in mente per il vostro bambino.
Questo significa che, prima di affrontare un colloquio, sarebbe utile sedersi a tavolino con il proprio partner e stilare, insieme a lui, una lista di caratteristiche ideali che la baby sitter dovrà avere e a cui entrambi non intendete rinunciare: molti uomini pensano che la scelta della tata sia una decisione da delegare essenzialmente alla madre del bambino, ma in realtà un primo passo per costruire un dialogo sereno all’interno della famiglia – e della coppia, prima di tutto – consiste proprio nel non auto-escludersi dalle scelte educative da fare per il vostro bimbo, e nell’essere, al contrario, parte attiva sin dai primi anni di vita del piccolo.
Tra le valutazioni che dovrete compiere preventivamente, è necessario capire quanto tempo pensiate di dover lasciare il bimbo con la baby sitter, e chiedervi attentamente se vi serva una persona flessibile e che possa offrire la propria disponibilità a qualche straordinario: quante volte capiterà di doversi fermare al lavoro per un’ora in più, o di fare tardi per un contrattempo? E’ importantissimo non lasciare nulla di non detto, e cercare innanzitutto una persona che presti la propria disponibilità a fermarsi un po’ di più in caso di necessità.
Oltre a questa valutazione, dovrete chiedervi che tipo di tata vorreste per il vostro bambino, perché la sua presenza nella vostra casa e accanto al piccolo avrà una rilevanza per la sua crescita e sarà determinante per i prossimi mesi di vita, che, si sa, saranno tutti improntati verso la scoperta e il gioco. Comportatevi come se doveste scegliere una vostra sostituta: è chiaro che la figura della baby sitter non dovrà in alcun modo sostituire quella genitoriale, ma se avete delle preferenze in fatto di educazione è importante che queste non vadano sottovalutate.
Quando affronterete il vostro colloquio, dovrete quindi aver già bene in mente la figura ideale di tata che volete accanto al vostro bambino. Chiedetevi allora “Qual è la mia figura ideale? Voglio una tata che si comporti in maniera materna e dolce, che faccia rilassare il mio bambino, oppure preferisco una figura frizzante e atletica, che magari lo faccia divertire? Voglio una persona di una certa età, con una esperienza di vita solida oppure voglio che mio figlio cresca in un ambiente giovane?”
Per ogni scelta che farete, mettete sempre in conto dei pro e dei contro, ma valutate bene le vostre preferenze prima ancora di iniziare il colloquio, in modo da avere tutte le carte in regola per poter effettuare al meglio la vostra scelta.

Il colloquio: come scegliere la baby sitter adatta al vostro bimbo

Il momento tanto atteso e a lungo pensato è finalmente arrivato: avete valutato i curriculum che vi sono stati inviati, e il colloquio informativo di approfondimento con la candidata baby sitter che avete scelto sta per avere luogo. Non lasciate che la vostra ansia cresca a dismisura e non vi permetta di valutare lucidamente la candidata.
Ricordate bene, innanzitutto, la lista di atteggiamenti che dovrete valutare e le domande che vi siete poste, non abbiate paura di chiedere ulteriori chiarimenti circa il suo curriculum e le sue referenze, e cercare di rendere la stanza in cui avrà luogo il colloquio ospitale e calorosa, magari offrendole anche una tazza di tè o di caffè: la candidata si sentirà così a suo agio sin dall’inizio ed incorrerà in minori errori di comportamento dovuti all’ansia o alla paura di non essere all’altezza e di venire giudicata a priori.
E’ importante che capiate in maniera chiara e senza equivoci le competenze della candidata, le sue referenze, le sue esperienze pregresse. Fatele quindi tutte le domande che ritenete utili, e chiedetele di raccontarvi la sua esperienza con gli altri bambini con cui ha avuto a che fare. Non dimenticate di chiederle come mai abbia scelto il lavoro da baby sitter, e che cosa l’abbia spinta a voler diventare una tata piuttosto che un’impiegata o qualsiasi altra cosa: per essere una brava baby sitter bisogna amare i bambini, ma anche essere particolarmente portate a stare a contatto con loro, dimostrando inoltre di essere dotati di una immensa pazienza e di una certa dose di creatività.
Chiedete quindi da quanto tempo si prende cura dei bambini, che età abbiano avuto i precedenti bimbi che ha accudito, e non dimenticate di farvi spiegare come mai ha interrotto il precedente rapporto di lavoro: i bimbi erano cresciuti e la sua presenza non era più necessaria? Non andava d’accordo con la sua datrice di lavoro? C’erano delle esigenze di orario che non si sentiva (o per suoi motivi non era in grado) di rispettare?
Queste sono domande che serviranno a voi per valutare bene la serietà e la competenza della baby sitter, e a lei per farle capire che siete una mamma molto presente e interessata, ma vanno sempre poste in tutta calma e tranquillità, senza mettere ansia o indurre la candidata a pensare di avere di fronte una persona totalmente inflessibile: voi volete il meglio per il vostro bambino, ma i buoni rapporti vanno mantenuti sin dall’inizio.
Se le competenze di cui lei dispone sono di vostro interesse e le risposte che vi fornisce vi soddisfano, chiedetele cosa si aspetta da questo lavoro ed eventualmente se pensa di essere una tata flessibile e pronta a qualche imprevisto: se capitasse di dover rincasare più tardi, lei sarebbe disponibile ad aspettare il vostro rientro? In quale zona della città abita? Se abita molto lontano, ha la patente e dispone di un’automobile? Fino a che ora può fermarsi la sera?
Non abbiate timore di porvi (e di porle) questi interrogativi, perché se avete una necessità reale che la tata sia flessibile, dovete mettere in chiaro sin dall’inizio questo punto, onde evitare spiacevoli equivoci più in là.
Fatele vedere la casa, mostratele i luoghi maggiormente frequentati dal vostro bambino, fatele capire che per voi è importante il benessere di vostro figlio e che sarebbe bene che parlasse sin da subito se non le andasse bene qualcosa: se abita lontano dalla vostra abitazione chiedetele se questo può essere fonte di problemi o ritardi, e siate soprattutto intransigenti su questo punto. Un ritardo può capitare a chiunque, ma non dovrà essere una abitudine, perché le vostre esigenze e quelle del bimbo sono per voi molto importanti.
Se non dimostra di avere particolare esperienza oppure non è in grado di mostrarvi le vostre referenze, sta a voi decidere se questa persona vi ispira fiducia o meno, e, se nonostante l’inesperienza vi sembra essere la candidata ideale, proponetele un periodo di prova, magari supervisionata da voi, al termine del quale sarete in grado di decidere se è la persona adatta per prendersi cura del bimbo, o se preferite non rischiare e ricercare la vostra figura ideale altrove.

La baby sitter a contatto con il vostro bambino: valutare bene i suoi comportamenti e le reazioni del piccolo può essere fondamentale nell’ultima decisione.

Dopo aver fatto un colloquio di conoscenza e di approfondimento con una tata, prendetevi anche il giusto tempo per valutare le sue risposte, e tutto ciò che di poco chiaro avete in mente, in modo da chiedere ulteriori informazioni nel prossimo incontro.
Parlate quindi con vostro marito delle vostre impressioni, e chiedetegli le sue, perché questo vi servirà ad avere a disposizione anche un punto di vista diverso dal vostro e una prospettiva che magari voi, da sole, non avreste avuto modo di valutare.
Se il primo incontro ha avuto l’effetto sperato, e la candidata vi ha fatto una buona impressione, siete pronte per il secondo colloquio, nel quale però dovrete valutare che tutto ciò che la tata ha espresso a parole venga dimostrato attraverso i fatti: per questo motivo, fate in modo che il bimbo sia presente al secondo colloquio, in modo da valutare la reazione del vostro bambino – nel caso in cui sia abbastanza grande da farvi capire la sua simpatia o meno nei confronti della tata – e, anche questo fattore molto importante e da non sottovalutare, anche il comportamento della candidata in presenza del piccolo.
Questo servirà prima di tutto a capire se quello che la baby sitter vi ha detto in occasione del primo incontro corrisponde al vero, e in secondo luogo a valutare se tra lei e il bimbo c’è feeling (o se ci sono i presupposti perché si crei in futuro), perché nonostante vi possa sembrare il contrario, è importantissimo anche questo aspetto e non bisogna sottovalutare l’impatto che la tata avrà sul bambino in sede di conoscenza.
Valutate quindi attentamente le reazioni di entrambi: come si comporta la candidata in presenza del vostro bambino?
Resta ferma sulle sue posizioni, dandogli solo uno sguardo di tanto in tanto, oppure non appena lo vede inizia a giocare e scherzare con lui? Dimostra di essere fredda o sin dall’inizio si sofferma a parlare col piccolo? E in tal caso, come si pone?
Tenete presente che anche la gestualità può dirvi molto: una persona che guarderà il bimbo dall’alto, senza “mettersi al suo livello di visuale” probabilmente è una persona fredda, che non vuole instaurare un particolare rapporto con lui o non vuole entrare in confidenza con il bambino.
Non è detto che questo sia un male, ma bisogna capire se questo atteggiamento sia dovuto ad una sua professionalità oppure ad un carattere troppo rigido: il bimbo ha bisogno di una persona che lo metta a suo agio e che gli infonda serenità.
Una tata che, al contrario, si abbasserà per parlargli, magari sedendosi accanto a lui, e utilizzando un tono di voce non troppo alto e irruento, mai dimenticando di sorridere, potrebbe subito colpire positivamente il piccolo. A questo punto anche la reazione del bambino è importante: a prescindere dal fatto che possa piangere di fronte ad una persona totalmente sconosciuta (questo può capitare ad ogni bimbo) guardate se lei cerca di tranquillizzarlo continuando a parlargli e a sorridere.
Dovrete capire, infatti, se oltre allo stipendio, alla tata piace davvero passare del tempo con i bambini e prendersi cura di loro, e se è realmente portata per questo lavoro.
A questo punto, parlatele del bambino, fatele capire a grandi linee il suo carattere, le sue abitudini, e ditele tutto ciò che possa rivelarsi utile ai fini del suo rapporto con il piccolo: vale sempre la regola del non lasciare nulla di non detto, non siate troppo veloci nel dare spiegazioni, e cercate di esaudire ogni sua richiesta di chiarimento o dubbio.
E’ essenziale che spieghiate le abitudini del piccolo, in modo da non far sì che lei possa, in qualche modo, arrivare a stravolgerle: se il bambino è abituato a mangiare o a fare il riposino ad una certa ora, chiarite bene questo punto, perché le abitudini e le esigenze del piccolo sono per voi di primaria importanza e non vanno in alcun modo e per nessun motivo stravolte.
Se pensate che possa essere utile, stilate una lista di abitudini del bimbo, di orari da rispettare, e di tutte le esigenze del piccolo, e fatele leggere alla tata: è disposta a rispettare queste regole?
Non soffermatevi solo sul lato verbale, ma cercate di interpretare anche le sue espressioni e i suoi gesti: se convince voi e il vostro bambino, allora è pronta ad iniziare il suo periodo di prova.

Il periodo di prova: errori da non fare e consigli da seguire.

Dopo tanti dubbi, incertezze e paure, dopo esservi rivolte ad amici, parenti, agenzie, dopo aver scritto annunci su internet e fatto colloqui con decine di persone, avete scelto la persona che, al primo impatto, vi è sembrata la più adatta per occuparsi di vostro figlio.
Vi restano ancora un po’ di giorni prima di rientrare al lavoro, perciò avete pensato di affiancare la tata per i primi tempi, al fine non solo di farle comprendere al meglio le abitudini del piccolo, ma anche di avere la percezione più reale e veritiera possibile circa il suo modo di “lavorare”. Perché, per quanto il lavoro della baby sitter possa sembrare semplice, è un lavoro a tutti gli effetti e la persona che si occuperà del vostro bambino dovrà organizzare bene il suo tempo e le mansioni da svolgere.
Le prime abitudini che vanno messe in chiaro – e dimostrate da voi – riguardano il cibo e il riposino. Cosa mangia il vostro bimbo? Ha delle allergie alimentari? Cosa vi ha consigliato il pediatra?
Molti pediatri, ad esempio, consigliano un regime alimentare particolare ai bambini sotto il primo anno di età: magari il vostro bambino mangia i cibi senza sale, con olio crudo, e voi dovete fare attenzione che la tata segua queste indicazioni. Mostratele cosa cucinate, e in che modo preparate la pappa del piccolo, perché questo servirà da aiuto per quando sarà lei a doversi occupare del pranzo del bambino.
Vale sempre il consiglio della lista da consegnarle, anche se durante i primi giorni sarete voi a mostrarle con quale cibo nutrite il vostro bimbo, come lo condite, che porzioni date e l’orario in cui è solitamente abituato a mangiare.
Stessa cosa vale per il riposino: se il piccolo dorme dalle due alle quattro, ad esempio, fate attenzione che lei non stravolga questi ritmi. Fate in modo, insomma, che il subentrare di una nuova figura in casa che si occuperà di lui non diventi un trauma, ma avvenga in maniera tranquilla e soprattutto a piccoli passi, in modo tale da non sconvolgerlo e da non cambiare improvvisamente la sua vita e le sue abitudini.
A questo proposito, se la tata è straniera, accertatevi che parli bene l’italiano e che quindi dimostri di capire perfettamente le vostre esigenze, onde evitare in un secondo momento di trovarsi di fronte a scuse del tipo “Non avevo capito”. Il fatto che la baby sitter non sia italiana, non è del tutto negativo – fermo restando che parli bene la lingua italiana – in quanto, in un prossimo futuro e quando il bimbo crescerà, potrebbe insegnargli la sua lingua d’origine e questo sarebbe molto educativo per lui, perché i bambini apprendono con estrema facilità. L’importante, però, è che lei adesso capisca e si faccia capire: non deve in alcun modo utilizzare con il bambino la sua lingua, perché in questa fase rischierebbe di confonderlo e di creare degli equivoci che si rivelerebbero poi molto difficili da sanare.
Contribuite a far sì che tra lei e il bambino si crei un rapporto sin dall’inizio: organizzate dei giochi da fare insieme, e parlate con entusiasmo al vostro bimbo della tata, spiegategli quanto è brava, nominatela spesso, dimostrategli soprattutto che è una persona di fiducia e che quindi anche lui può fidarsi di lei. Fate in modo che tra di loro si crei un legame, perché questo è molto importante, visto che quando voi non sarete più a casa il bambino dovrà affidarsi a lei.
Per questo motivo, se avete qualcosa da dire alla baby sitter circa il suo comportamento, o se avete valutato degli atteggiamenti che non vi convincono, che non vi piacciono, o che in qualche modo innervosiscono il bambino, prendetela da parte quando lui non è presente e parlatene con lei in maniera chiara e decisa ma senza troppo alterarsi: ricordate che per il bimbo sarà già motivo di stress il fatto di doversi separare dalla madre, perciò non alimentate questo stress e cercate sempre di mostrare un atteggiamento calmo e rassicurante. La stessa cosa, chiaramente, dovrà fare la tata: eventuali scambi di vedute o di opinioni vanno fatti sempre prima dell’incontro con il bimbo e mai in sua presenza.
Impegnatevi quindi a rendere questo passaggio meno traumatico possibile, e a farlo con molta gradualità.

Assumere una baby sitter: primi passi per la stipula del contratto. Cosa fare se la baby sitter è straniera.

Se il periodo di prova va a buon fine, e avete deciso di assumere la baby sitter, allora è necessario ufficializzare l’assunzione attraverso un contratto lavorativo: non dimenticate, comunque, che anche il periodo di prova va retribuito.
La baby sitter è a tutti gli effetti un lavoratore domestico: il lavoratore domestico è colui che presta un’attività lavorativa continuativa per le necessità della vita familiare del datore di lavoro. Questo presuppone che, a meno che non ci si affidi ad una baby sitter solo per poche occasioni – e quindi è bene valutare le tariffe orarie di ciascuna tata – è necessario stipulare un contratto di lavoro in quanto il suo ruolo è regolato dalla legge tramite il contratto collettivo di lavoro di categoria che disciplina, in tutto il territorio nazionale, il rapporto di lavoro domestico prestato dagli addetti al funzionamento della vita familiare.
Cosa fare quindi prima dell’assunzione?
Intanto bisogna chiarire se la persona che state per assumere è di nazionalità italiana o comunque proviene dai paesi dell’Unione Europea (Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria).
Se il lavoratore infatti è italiano oppure appartenente ai paesi dell’Unione Europea sopracitati (ai quali aggiungiamo Norvegia, Islanda, Liechtenstein), in questo caso il datore di lavoro può assumere direttamente la baby sitter, previo colloquio e accordi circa l’orario, la retribuzione, le ferie, e in generale tutte le componenti necessarie a stabilire il rapporto lavorativo.
Il lavoratore può essere assunto anche se non è iscritto all’ufficio di collocamento – basta essere in possesso di codice fiscale, documento di identità e tessera sanitaria – e, poiché la legge prevede che l’età minima per le assunzioni sia equivalente a sedici anni, i documenti da presentare (oltre i sopracitati) sono: il certificato di idoneità al lavoro, rilasciato dall’Ufficiale sanitario dell’ASL di zona dopo visita medica a cura e carico del datore di lavoro e la dichiarazione dei genitori o di chi ne fa le veci, che acconsenta affinché il lavoratore minorenne viva presso il datore di lavoro.
Se invece la baby sitter non fa parte dell’Unione Europea (ed è quindi extracomunitaria) le procedure sono un po’ più complicate e si diversificano a seconda che il lavoratore risieda già in Italia o meno.
Quali sono dunque le procedure da seguire?
Se il lavoratore è extracomunitario ma risiede già in Italia, deve essere chiaramente in possesso del permesso di soggiorno, grazie al quale il datore di lavoro potrà, insieme a lui, compilare e sottoscrivere un modulo (il modulo Q) per stipulare il contratto di soggiorno per lavoro, da inviare a mezzo raccomandata a/r allo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura di residenza, unitamente alla copia del proprio documento di identità.
Se invece il lavoratore non risiede in Italia, il datore di lavoro deve attendere la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto flussi dell’anno in corso (che programma il numero massimo di lavoratori extracomunitari che potranno soggiornare in Italia per motivi di lavoro) e, a partire dalle scadenze indicate, presentare la domanda di nulla osta al lavoro.
Questa domanda, grazie al Ministero dell’Interno che ha dato il via ad una procedura più flessibile, è possibile compilarla e inviarla via internet, collegandosi e registrandosi al sito www.interno.it .Una volta compilata la domanda (scaricando sul proprio computer un programma apposito), essa va inviata allo Sportello Unico, il quale convocherà il datore di lavoro per consegnarli il nulla osta e la sottoscrizione del contratto di soggiorno, previa verifica della documentazione relativa al reddito e della ricevuta dell’avvenuta richiesta del certificato di idoneità alloggiativa. Lo Sportello Unico si occuperà, inoltre, di fare avere al lavoratore il visto di soggiorno, ed il lavoratore dovrà, entro otto giorni dall’ingresso in Italia, recarsi presso lo Sportello Unico a firmare il contratto.
Il contratto di soggiorno per lavoro, infine, stipulato con il datore di lavoro mediante il modulo Q, è un obbligo sia nel caso in cui si voglia instaurare un nuovo rapporto di lavoro sia se si intende rinnovare il permesso di soggiorno.

Cosa dice la legge: le sanzioni che regolano l’assunzione in nero e i diritti della baby sitter in caso di malattia, infortunio e maternità.

Il contratto di lavoro va stipulato – a meno che non si faccia uso di una baby sitter ad ore – anche per non andare incontro ad eventuali sanzioni amministrative per il lavoro in nero.
L’assunzione, infatti, (ma anche l’eventuale cessazione o modifica del rapporto di lavoro) va comunicata subito all’INPS, in quanto l’omissione o il ritardo di questa comunicazione può far andare incontro ad una sanzione amministrativa che varia dai 200 ai 500 euro e che va pagata alla Direzione Provinciale del Lavoro.
Inoltre, se non avete iscritto la vostra baby sitter all’INPS, potreste andare incontro ad una multa che va da 1500 euro a 12000 euro per ogni lavoratore in nero, e che sarà maggiorata di 150 euro per ogni giornata lavorativa effettiva. Queste sono solo alcune delle sanzioni a cui potreste andare incontro: infatti, se non pagate i contributi, potreste arrivare a pagare una multa minima di 3000 euro, anche per una sola effettiva giornata di lavoro.
Fate quindi sempre molta attenzione a cosa dicono le leggi in merito, onde evitare alla fine spiacevoli stravolgimenti della situazione.
Una volta assunta la vostra baby sitter e sistemate tutte le pratiche legali e amministrative, dovete però tenere conto di altri fattori: se è vero che, in fase di colloquio, avete chiesto alla candidata una certa flessibilità e vi siete informate circa la sua disponibilità ad eventuali straordinari, tenete sempre presente che anche questi vanno regolamentati e che, inoltre, assumendo una baby sitter non dovrete dimenticare i suoi diritti di lavoratore.
Quali sono questi diritti?
I più importanti, che dovete sempre tenere ben presente, riguardano infortunio, malattia, e maternità: se la vostra baby sitter di fiducia si ammala, quali sono le regole e le leggi in merito che tutelano la sua posizione? E quali sono invece i suoi doveri? Ma soprattutto, quali sono i vostri doveri in quanto datori di lavoro?
Se la baby sitter si ammala, dovrà comunicarvi immediatamente la situazione, o comunque il prima possibile (il che significa prima dell’orario di lavoro), e, successivamente, dovrà farvi pervenire entro due giorni, un certificato medico rilasciato entro il giorno successivo all’inizio della malattia.
L’INPS non è dovuta al pagamento di alcuna indennità in caso di malattia del lavoratore domestico (mentre lo è in caso di maternità), ma la vostra baby sitter avrà il diritto alla conservazione del suo posto di lavoro in funzione all’anzianità di servizio maturata, per un massimo di 10 giorni in caso di anzianità di sei mesi, 45 giorni per anzianità da sei mesi fino a due anni di servizio, e 180 giorni per anzianità maggiore di due anni.
Questa regolamentazione circa la conservazione del posto di lavoro ha validità anche nel caso di infortunio: inoltre, se la vostra tata di fiducia è rimasta vittima di infortunio domestico, dovrete denunciare l’accaduto all’Istituto Nazionale contro gli Infortuni sul Lavoro, entro 24 ore e telegraficamente per infortuni mortali; entro due giorni dalla ricezione del certificato di infortunio, per gli eventi pronosticati non guaribili in tre giorni, e presentare entro due giorni la denuncia all’autorità di Pubblica Sicurezza. In caso di infortunio, inoltre, dovrete pagare la baby sitter per i primi tre giorni di assenza.
E per quanto riguarda lo stipendio in caso di malattia? Voi dovrete pagare alla baby sitter metà dello stipendio pattuito per i primi tre giorni, e siete tenuti al pagamento dell’intero salario per i giorni successivi, fino ad un massimo di 8 giorni, per anzianità di sei mesi, 10 giorni, per anzianità fino a due anni, 15 giorni per anzianità di servizio che supera i due anni.
Se la baby sitter invece aspetta un bebè, ha diritto a tutte le garanzie a tutela della maternità, perciò, durante il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro dovrà conservare il suo posto lavorativo e avrà diritto ad una indennità che sostituisca lo stipendio. Il suo posto di lavoro, infatti, è tutelato dal contratto collettivo, e non potete in alcun modo licenziarla se non vi sono mancanze gravi da interrompere il rapporto lavorativo.

Il rapporto baby sitter-madre-bambino. Errori da non fare.

Il rapporto che si instaura tra voi, il vostro bambino e la baby sitter, è più complesso di quanto si possa immaginare ed è bene analizzarne alcuni aspetti al fine di non cadere in errori di valutazione che possano rivelarsi in futuro difficili da gestire.
Prima di tutto, il motivo che vi porta a scegliere di fare accudire il vostro bambino da una “estranea”, solitamente deriva da un fatto di necessità: generalmente ogni madre vorrebbe prendersi cura personalmente del proprio bimbo, e, qualora per diverse motivazioni questo non potesse accadere, preferirebbe certamente affidare il piccolo ad una persona conosciuta e di famiglia. Molto spesso però i nonni sono lontani, lavorano ancora, o per qualunque altro motivo non potete disporre della loro presenza accanto al vostro bambino: se lavorate, non avete davvero altre soluzioni che affidarvi ad una tata.
E’ molto difficile, però, fidarsi a priori di una sconosciuta: anche se la baby sitter che avete assunto dimostra di essere la persona più buona di questo mondo, anche se vi ha ispirato sin dall’inizio e ha dimostrato di possedere una pazienza innata e un grande auto controllo, c’è sempre quello sfondo di paure e timori che spingono una mamma a non fidarsi ciecamente di una estranea. E questo non a torto, chiaramente: ma per quanto voi possiate aver valutato attentamente referenze, esperienze pregresse, e lati caratteriali della tata, non sarete mai certe al cento per cento di potervi fidare di lei. Almeno, non per i primi tempi.
Questi timori verranno certamente percepiti sia dalla baby sitter sia dal vostro bambino: se il bimbo capisce che la madre non si fida della persona che passerà con lui gran parte della giornata, non sarà di certo un fattore positivo. Pertanto, seppure inizialmente guidate da un comprensibile beneficio del dubbio, dovrete sforzarvi di mostrare al massimo la vostra serenità di fronte al bambino, questo per facilitare, come già spiegato in precedenza, il legame che si dovrà instaurare tra lui e la tata.
Ma se inizialmente sarete guidate da queste paure, pian piano e mano a mano che la baby sitter frequenterà la vostra casa, le ansie lasceranno posto ad un senso di tranquillità che farà sicuramente bene anche al vostro bambino. Questo è il rapporto ideale che dovrebbe instaurarsi: il bimbo dovrà sapere che la figura della mamma è fissa e insostituibile, pur fidandosi della tata, e la baby sitter dovrà avere il pieno controllo della situazione quando voi non ci siete, sapendo di poter contare sul vostro appoggio e di sentirsi davvero parte integrante della famiglia.
Se il vostro atteggiamento sarà calmo e rilassato, la baby sitter tenderà sì a vedere il suo rapporto con il bimbo come un lavoro dal punto di vista degli obblighi lavorativi, ma riuscirà ad instaurare una relazione con lui che vada al di fuori del semplice rapporto lavorativo e questo sfondo di serenità, allegria e tranquillità farà bene certamente al piccolo.
Una delle paure principali che colpisce le mamme in carriera, è che il bimbo, a lungo andare, possa legarsi eccessivamente alla baby sitter quasi sostituendo la sua figura a quella della madre: il pericolo che questa confusione venga generata nella sua mente esiste, ma può essere smussato e comunque limitato se la madre riesce a mettere i paletti con chiarezza e se riesce ad essere presente in tutti i momenti possibili. Una delle cose su cui come madre non dovete in alcun modo fare sconti, è la vostra autorevolezza: se i genitori stabiliscono delle regole, la baby sitter non può e non deve nella maniera più assoluta prendere iniziative, perché questo rischierebbe non solo di compromettere la vostra autorità nei confronti del bambino, ma potrebbe generare in lui confusione e scambio di ruoli.
Se, per esempio, la madre non gli permette di guardare la tv oltre le 9 di sera, la baby sitter non potrà fare il contrario, ma dovrà seguire la stessa linea della madre, in quanto nel bambino potrebbero venire fuori atteggiamenti e sentimenti contrastanti sia nei confronti della mamma, sia nei confronti della baby sitter, e alla lunga, questo potrebbe indurre ad un attaccamento morboso da parte del bambino e ad una confusione di ruoli che sarà molto dolorosa anche per voi.

Il licenziamento della baby sitter: cosa dice la legge in merito e come rendere il distacco meno traumatico possibile per il bambino

Quando il bimbo cresce e quindi inizia ad andare a frequentare l’asilo, potreste non avere più bisogno di una persona che si occupi di lui in maniera continuativa, perché i tempi dell’asilo spesso sono abbastanza flessibili e possono combaciare con i vostri impegni lavorativi, oppure possono essere cambiate le vostre necessità, o ancora, potreste finalmente disporre dell’aiuto dei nonni, che magari saranno finalmente in pensione e potranno occuparsi personalmente di vostro figlio.
Dunque, arriva un momento in cui il rapporto lavorativo con la tata può dichiararsi concluso, e questo chiaramente comporta anche delle limitazioni e degli obblighi legali e amministrativi, così com’è stato per l’assunzione.
Quali sono le strade da seguire per il licenziamento del lavoratore domestico? Innanzitutto, il rapporto di lavoro può cessare in qualsiasi momento sia da parte del lavoratore che da parte del datore di lavoro, a condizione che vi sia – come in tutti i casi – un preavviso. Le leggi che regolano il preavviso di licenziamento parlano molto chiaro, e prevedono due casi:
· A fronte di un rapporto lavorativo che abbia avuto un impegno superiore a 24 ore settimanali, il preavviso dovrà essere di: 15 giorni, fino a 5 anni di anzianità di servizio presso lo stesso datore di lavoro; 30 giorni oltre i cinque anni di anzianità.
· A fronte, invece, di un rapporto di lavoro con impegno fino a 24 ore settimanali, il preavviso dovrà essere di: 8 giorni, fino a due anni di anzianità di servizio; 15 giorni oltre i due anni di anzianità.
Questi termini potranno avere una riduzione del 50% se è la tata a volersi licenziare. Il preavviso da parte vostra è importante perché se non lo date regolarmente sarete tenuti a pagare una indennità pari alla retribuzione corrispondente al periodo di preavviso spettante.
Inoltre, così come è avvenuto per l’assunzione, dovrete comunicare all’INPS la cessazione del rapporto di lavoro con la baby sitter entro cinque giorni dall’evento, presentando un modulo preventivamente compilato in ogni sua parte, che troverete alla sezione Moduli del sito Internet dell’INPS.
E la liquidazione?
Alla fine di un contratto di lavoro siete sempre tenuti a pagare una liquidazione (anche nel caso di poche ore lavorative o di periodo di prova), tenendo conto di diversi fattori: retribuzione mensile, tredicesima, e indennità sostitutiva di vitto e alloggio nel caso in cui la baby sitter abbia svolto il suo lavoro presso la vostra abitazione consumando almeno due pasti al giorno e usufruendo del posto letto.
E dal punto di vista del bambino?
E’ chiaro che, quando per tanti anni una baby sitter ha frequentato la vostra casa, ha visto crescere il piccolo, ed il bimbo si è affezionato a lei, sarà difficile interrompere questo rapporto, e quindi l’interruzione non dovrà essere improvvisa.
Il consiglio è quello di fare abituare il piccolo un po’ per volta a questa nuova situazione, magari facendo in modo che per i primi tempi la baby sitter continui a frequentare la vostra casa e lasci quindi il nucleo familiare in maniera graduale: dovete tenere presente, infatti, che una separazione improvvisa potrebbe traumatizzare il bambino o comunque farlo soffrire, perché gli verrebbe a mancare quella figura che per anni ha quotidianamente avuto accanto a sé e con la quale ha instaurato un rapporto quasi familiare.
In vista di questo, quindi, prima ancora di arrivare ad interrompere il rapporto lavorativo, fate in modo che la separazione avvenga in maniera graduale, diminuendo a mano a mano le ore di lavoro della baby sitter: in questo caso, per il bimbo, il processo di separazione sarà molto più naturale ed accetterà in maniera diversa e più positiva il distacco dalla tata.
Inoltre, se col passare del tempo, aveste bisogno di una baby sitter ad ore (perché magari i nonni non possono occuparsi per un giorno del bambino) cercate di fare in modo che ad occuparsene sia sempre la sua vecchia tata: questo sarà molto positivo per il bambino, perché creerà un contatto di continuità e farà in modo che egli possa abituarsi in maniera meno traumatica al distacco.

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