40enni alla riscossa

fortysomething

Beato un paese dove i fortysomething al potere non fanno notizia.

Tutti ne parlano. Finalmente una nuova generazione di italiani, i 40enni scomparsi dai radar, sono in prima linea. Quelli di cui, tra amiche, si parla come della categoria Vade Retro: irrisolti, indecisi, in fuga. Poi qualcosa dev’essere successo. Anche se si nascondono dietro i modi da compagni che “fanno spogliatoio”, li vediamo sulla scena politica, dopo un lungo riscaldamento (Enrico Letta, Angelino Alfano) o alla conquista del potere e senza passare per la cooptazione (Matteo Renzi).

Altrove un 40enne al vertice non fa notizia (c’è stato Tony Blair, poi Barack Obama, ora David Cameron, 47), da noi sembra un marziano perfino a capo di un’azienda. Di Jaki Elkann, ancora sui 37 si dice: “Ma lui c’è nato in Fiat”, come se si parlasse della famiglia reale. Jovanotti non conta, sempre stato un atipico, ora ha scritto un’autobiografia “Gratitude” in cui dice “guardo avanti”, i suoi coetanei sembravano nostalgici degli anni in cui erano più magri, felici, single, ricchi.

Forse ci è sfuggito qualcosa, se questi 40enni ora ce li ritroviamo alla ribalta in pubblico e per nulla Peter Pan in privato. E questa è l’altra novità: hanno sconfitto la loro parte fuggitiva. Che, in qualche modo, è anche stata utile: poco normativi, non del tutto presenti, hanno lasciato vuoto lo spazio che le donne erano pronte a prendersi. Comunque, che abbiano lottato o che siano emersi per implosione della generazione precedente, ora hanno fatto il salto. La generazione dei 40enni? Ha faticato a fare figli perché non è stata allevata al culto dell’autonomia. Ora capisce che avere delle responsabilità è più divertente. Una generazione di pareggiatori. Sempre a mezza strada anche nella rabbia che forse non ha avuto traumi che potessero aggregarla né ribellioni da raccontare. Gente cresciuta negli anni Ottanta, in un mondo bello e paninaro, non hanno la fame dei 20-30enni, che sono consapevoli di dover combattere. E, sorprendentemente sono più convincenti come padri che come figli.

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