Il lavoro all’estero

Il lavoro all’estero: tre spunti di riflessione

Secondo Bernd Faas, un esperto operatore di orientamento al lavoro ed alla mobilità internazionale, tra le persone maggiormente attratte dal lavoro all’estero vi sono sicuramente i giovani, che vedono nel lavoro all’estero una sorta di “mito” per diverse motivazioni.

Le motivazioni che spingono alla ricerca di un lavoro all’estero

Prima di tutto, l’idea di conoscere un paese nuovo, di entrare a contatto con la gente del posto ed arricchire il proprio bagaglio culturale e personale facendo così un’esperienza oltre che interessante anche altamente formativa: se ad esempio scegliamo di andare a vivere e lavorare in Spagna, avremo la possibilità di confrontarci con una mentalità differente dalla nostra (quella spagnola, appunto), imparare una lingua diversa, giovarci di un ambiente straniero per capire come si lavora in un altro paese e comprendere le prospettive di realizzazione professionale ed accademica, spesso diverse dalle nostre.

Tuttavia, si tratta di un’esperienza sì unica, ma non per questo semplice da gestire, soprattutto per i giovani più timidi e tradizionalisti: l’esperienza di lavoro all’estero si profila spesso come una sorta di scommessa e di sfida con se stessi, utilissima per vincere la timidezza ed affrontare una vera e propria avventura.

Le domande che ci si deve porre prima di affrontare un’esperienza di lavoro all’estero

Proprio per questo abbiamo pensato di approfondire non solo le motivazioni di cui abbiamo già ampiamente parlato, ma soprattutto i dubbi, le perplessità e le domande che ogni persona (giovane o meno) si dovrebbe fare prima di cercare un posto di lavoro all’estero, magari facendo una sorta di critica ed autoanalisi costruttiva per comprendere se le motivazioni sono valide e serie.

  1. Padronanza e competenza dal punto di vista linguistico. La domanda che in questo caso ci si deve porre è: nel luogo in cui vorrei vivere e lavorare, si parla una lingua che conosco a sufficienza per potermi candidare ad una qualsivoglia offerta di lavoro? Questo è un punto molto importante, anzi oseremmo quasi dire che si tratta proprio del punto di partenza, visto che senza la conoscenza della lingua si va davvero poco lontano.
  2. Formazione professione e competenze lavorative. La domanda che ci si deve porre in questo caso è molto semplice: cosa so fare? Che tipo di formazione ho? Questa è una domanda strettamente collegata alla prima, perché il tipo di formazione che si possiede influenzerà molto la nostra ricerca del lavoro ed anche gli effettivi risultati: è chiaro che se sto cercando un lavoro stagionale nel settore della ristorazione, conoscere la lingua può essere anche un punto in più ma non per forza obbligatorio. Se invece il ruolo che vorrei ricoprire è un ruolo lavorativo a contatto con gli altri, come ad esempio in un ufficio o in un call center, la conoscenza della lingua è assolutamente fondamentale.
  3. Informazioni e contatti utili. Quando si sta cercando un lavoro all’estero, bisogna tenere in considerazione alcune cose molto importanti: prima di tutto, è bene comprendere da quale reale motivazione sia nata l’esigenza di trasferirsi all’estero e se questa motivazione non sia solo frutto di facili entusiasmi ma sia basata su solide e forti esigenze. Questo perché il lavoro non cade dal cielo, men che meno il lavoro all’estero, e quindi non è detto che si riesca subito a trovare l’impiego più adatto alle proprie necessità o che garantisca un ottimo guadagno e riscontro economico. Partire con il piede giusto è molto importante, perciò mai come in questo caso è necessario essere pronti a qualsiasi evenienza, anche quella di doversi fermare nella città estera scelta per diverse settimane senza riuscire a trovare un impiego. Per questo motivo, molto utile è informarsi prima, magari attraverso Internet, rispetto alle varie offerte di lavoro ed ai requisiti richiesti, in modo da non avere brutte sorprese – e lunghissime attese – al proprio arrivo nel luogo estero scelto.

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