Lavorare all’estero: il punto della situazione

italiani in fugaQuando l’Italia non riesce a soddisfare le nostre esigenze lavorative per i più svariati motivi, un’idea interessante può essere quella di spaziare altrove e magari di cercare un lavoro all’estero.

Inghilterra, Francia, Spagna o Svizzera sono solo alcune delle possibili mete che un cittadino italiano accarezza nei suoi progetti di lavoro all’estero: molti, infatti, decidono di osare e di spostarsi anche oltre Europa, magari in America, che nonostante la crisi economica e finanziaria continua a mantenere il suo fascino per cultura, idee, stile di vita ed ovviamente anche per le possibilità di lavoro.

Le esperienze di lavoro all’estero sono decisamente interessanti non solo per tutti quei giovani che nelle città italiane non riescono più a trovare la loro strada per fare carriera e per affermarsi nel mondo del lavoro, ma anche per i meno giovani, che potrebbero trovare, in una città straniera, finalmente un’ottima opportunità lavorativa per eliminare dalla loro vita il problema disoccupazione.

Non a caso si parla sempre più spesso di “cervelli in fuga”, riferendosi particolarmente a tutti quei giovani e giovanissimi particolarmente promettenti che una volta terminati gli studi non riescono a raggiungere i loro obiettivi qui in Italia: e ci riferiamo ovviamente non solo a quei brillanti giovani che terminano gli studi universitari con ottimi voti e che vorrebbero riuscire a mettere in pratica ciò che hanno appreso rendendosi utili anche per lo Stato, ma anche di tutti quei giovani che, terminata la carriera scolastica dell’obbligo, in Italia non riescono a trovare un lavoro o una professione che li potrebbe far vivere in maniera accettabile.

Oggi è infatti molto difficile non solo trovare un lavoro, ma anche riuscire a mantenersi e a vivere per mezzo dei guadagni derivanti dalla propria occupazione: contratti poco stabili, o a scadenza troppo breve, che il più delle volte non permettono ai giovani di abbandonare il nido e di crearsi una propria autonomia ed indipendenza dal punto di vista economico ed abitativo. E la situazione diventa particolarmente difficile per coloro che invece decidono di proseguire con gli studi universitari: la maggior parte dei giovani che sceglie di continuare gli studi e di iscriversi all’università, deve fare i conti con una precarietà ancora più difficile da sopportare, perché studiare e lavorare nello stesso tempo richiede molti sacrifici ed un enorme impegno, che spesso non sono ripagati dal punto di vista economico e della soddisfazione personale.

Le statistiche d’altronde parlano chiaro: in Italia siamo tra gli ultimi, in ordine di tempo, ad abbandonare il nucleo familiare a favore di una nostra indipendenza ed autonomia. Sempre più giovani rimangono nella casa genitoriale anche fino ai 35 anni, età in cui forse, alcuni di essi, riescono finalmente ad ottenere un lavoro semistabile che permetta loro di formare una famiglia e di vivere dignitosamente.

Tuttavia, questo non significa necessariamente che il lavoro all’estero sia una passeggiata o che sia semplice e indolore trovare un’occupazione in una nazione o in una città straniera: molti giovani che fanno questa scelta, devono infatti fare i conti, soprattutto ai primi tempi, con problematiche molto simili a quelle dei loro coetanei che scelgono di rimanere in Italia. Anzi, il più delle volte la scelta di trasferirsi all’estero deve essere appoggiata anche economicamente dai genitori, che devono aiutare il figlio emigrante inviandogli regolarmente del denaro per permettergli di condurre una vita dignitosa, per pagare l’affitto ed affrontare le prime spese importanti.

Però, nella maggior parte dei casi si tratta comunque di un investimento che nel corso degli anni darà sicuramente i suoi buoni frutti: chi sceglie di lavorare all’estero, spesso riesce infatti molto prima a raggiungere i suoi obiettivi di indipendenza ed autonomia rispetto al suo coetaneo che vive in Italia e che a distanza di anni spesso si ritrova ancora sotto il tetto familiare senza un contratto di lavoro soddisfacente.

Ma quali sono i lavori che si possono fare all’estero? E come si affronta il problema della diversità linguistica e culturale?

Per quanto riguarda la prima domanda, diremo che i lavori che si possono svolgere all’estero sono tanti, e soprattutto essi sono variegati anche in base ai requisiti ed alle possibilità di ognuno di noi: c’è chi sceglie di trasferirsi in Svizzera per lavorare come informatico – ed ha un diploma adatto a questo lavoro – ma anche chi decide di fare l’operaio o il muratore, guadagnando sicuramente molto più che in Italia.

Per quel che invece riguarda la seconda domanda, pensiamo che il problema della differenze linguistica e culturale non sia affatto un problema, ma una possibilità per arricchire il proprio patrimonio culturale attraverso corsi di lingua serali, on line, e soprattutto per mezzo del contatto con la popolazione del posto.

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