Lavorare alla pari

alla pariUn’idea interessante per chi sta cercando lavoro all’estero può essere quella di scegliere il cosiddetto “lavoro alla pari”: esso si configura come un lavoro interessante perché permette, soprattutto ai giovani, di entrare pienamente a contatto con lo stile di vita di un determinato paese vivendo strettamente a contatto con una famiglia per la quale si lavora.
In sostanza, in una forma tipica del lavoro “au pair”, ci si inserisce all’interno del nucleo famigliare con gli stessi diritti, ma anche con gli stessi doveri, degli altri componenti.
Come nasce il lavoro alla pari
Esso prende vita  a Londra, dove, nei periodi dei primi anni del Novecento, alcune ragazze inglesi decidevano di spostarsi in Francia (ed in particolare a Parigi), per un periodo di circa un anno allo scopo di migliorare la propria conoscenza della lingua francese. Successivamente – ovvero intorno al 1940 circa – questo divenne un vero e proprio lavoro che iniziò a suscitare interesse in particolare nell’Europa occidentale, e che oggi ha moltissimo successo soprattutto tra giovani studentesse che vogliono fare un’esperienza di lavoro diversa dalle altre e soprattutto entrare nel vivo delle tradizioni e dello stile di vita proprie di un dato paese.
Le mete scelte per il lavoro alla pari sono moltissime, anche se la preferenza è di solito per quelle mete in cui è possibile apprendere la lingua inglese (e quindi luoghi in cui si parla perfettamente l’inglese, al primo posto l’Inghilterra ed in parte anche l’America).
Come funziona il lavoro alla pari
Il lavoro alla pari è in sostanza una sorta di scambio (da qui la definizione “au pair”, ovvero appunto “alla pari”), tra la famiglia residente all’estero e la giovane (o il giovane) proveniente da un altro paese: in cambio di vitto, alloggio e di un’opportunità formativa per conoscere meglio la lingua, le tradizioni e lo stile di vita di quel dato paese, la famiglia riceve un aiuto domestico che si configura in funzione di aiuto soprattutto con i bambini (lo svolgimento dei compiti scolastici, la preparazione dei pasti per i bambini, eccetera).
Il giovane lavoratore alla pari, quindi, deve mettersi a completa disposizione della famiglia soprattutto per quel che riguarda l’aiuto con i componenti più piccoli: deve quindi occuparsi di accompagnare i bambini a scuola e andare a riprenderli, aiutarli nello svolgimento dei loro compiti, preparare per loro il cibo, lavare e stirare la loro biancheria, mettere in ordine le loro camere ed eventualmente anche occuparsi di loro nel vero senso della parola. Tuttavia, questo non significa che la famiglia debba approfittare del suo aiuto per svolgere le pulizie straordinarie in qualsiasi momento dell’anno né deve trattare il ragazzo (o la ragazza) alla pari come una cameriera. Inoltre, alla ragazza o al ragazzo non può mai essere richiesto di pulire i bagni (salvo quello utilizzato personalmente), o di fare lavori pesanti. Il ragazzo viene quindi trattato come un figlio maggiore, al quale viene garantito vitto e alloggio, e quindi nello specifico:
–    Una paghetta (questo non è un obbligo ma una scelta che la famiglia compie a seconda dei suoi usi e delle disponibilità economiche) che può essere di circa 60 euro alla settimana;
–    Alloggio gratuito in una stanza singola di 9 metri quadrati minimo, che disponga di un riscaldamento e di finestre;
–    Vitto gratuito insieme agli altri membri della famiglia, compreso il libero accesso alla dispensa ed al frigorifero.
Attenzione: la ragazza alla pari, oltre che non essere una cameriera, non è neanche una puericultrice e pertanto la sua attività si differenzia da quella dell’aiuto-madre, che invece dispone di un’esperienza specifica nella cura di bambini ed a cui è richiesta la presenza 24 ore su 24. Ricordiamo infatti che il lavoro alla pari offre anche la possibilità di avere del tempo libero a disposizione per uscire, svagarsi e conoscere meglio il paese.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *