Come diventare coltivatore diretto

coltivatore direttoQuella del coltivatore diretto è una professione che ad oggi può sembrare sorpassata o poco interessante, ma in un periodo in cui il ritorno alle tradizioni, agli usi e costumi di un tempo diventano quasi “una moda”, questa professione, seppur non necessariamente esclusiva, può invece configurarsi come un’ottima opportunità lavorativa.
Essa permetterebbe, infatti, da un lato di coltivare e di attingere i prodotti direttamente dal proprio terreno, essendo quindi pienamente a conoscenza dei materiali utilizzati, degli eventuali concimi, e avendo la certezza che ciò che si mangia è effettivamente frutto del proprio lavoro senza alcun tipo di truffa.
Da un lato, invece, rappresenterebbe un’ottima opportunità per vendere i propri prodotti, il che significa in un certo senso anche crearsi una propria clientela e fare di questo mestiere un vero e proprio lavoro.
Si lavora quindi per offrire un servizio agli altri, che se effettivamente funzionale può diventare anche molto utile e ben remunerato; ma dall’altro lato si lavora anche per sé stessi, eliminando o comunque limitando i costi relativi all’acquisto dei prodotti di mercato o comunque del genere alimentare.
Prima di spiegarvi cosa fare per diventare coltivatore diretto cerchiamo quindi di fornirvi alcune informazioni relative alla funzione del coltivatore diretto, chi è e cosa fa, di cosa si occupa nel dettaglio ed in che modo si può configurare la sua professione.
Il coltivatore diretto è una persona che sfrutta un proprio terreno – in sostanza, un fondo o un campo – per offrire sussistenza a sé ed ai propri familiari: la sussistenza può essere solo diretta (ovvero nel caso in cui il coltivatore diretto insieme alla sua famiglia si occupi solo della coltivazione e dell’allevamento a scopo ed uso solo personale), oppure anche indiretta (nel caso in cui, oltre ad utilizzare i prodotti per la propria sussistenza, si cerca anche di venderli al fine di ricavarne un certo guadagno).
In sostanza, però, non si è assolutamente obbligati a svolgere questo lavoro in maniera univoca ed esclusiva: si può infatti essere un coltivatore diretto anche senza decidere di vendere i propri prodotti, e si può scegliere di svolgere questa professione pur senza che questa sia esclusiva.
Un coltivatore diretto, quindi, può decidere di svolgere il proprio abituale lavoro e di conciliarlo con la coltivazione della terra, senza per questo andare incontro ad alcun limite o ad alcuna sanzione.
Uno dei primi passi da compiere è ovviamente quello di acquistare un terreno ad uso di coltivazione, nel caso non lo si possieda già: questo terreno andrà intestato al coltivatore diretto, che ne diventa a tutti gli effetti non solo proprietario, ma anche affittuario ed usufruttuario.
L’iscrizione alla Camera di Commercio e l’apertura della Partita Iva è spesso necessaria per questo tipo di attività, ma per queste informazioni di carattere  burocratico può essere una buona idea, ad esempio, rivolgersi presso la Camera di Commercio della propria regione ed eventualmente chiedere maggiori dettagli ad un commercialista, che poi si occuperà anche della contabilità relativa all’attività in questione.
È poi chiaro che bisogna iscriversi alla C.C.I.A.A. ed aprire una posizione previdenziale, ma non si deve tuttavia dimenticare che molte regioni erogano dei fondi ed offrono dei benefici a chi svolge questa professione, perciò può essere utile nonché importante chiedere maggiori informazioni a chi di dovere.
Per iniziare, un buon passo potrebbe essere quello di rivolgersi direttamente all’Associazione dei Coltivatori Diretti (la Coldiretti, appunto), il cui sito Internet di riferimento è il seguente: www.coldiretti.it.
Su questo sito è possibile trovare molte informazioni non solo di carattere amministrativo e burocratico, ma anche eventualmente relative alla parte pratica; tra le varie sezioni da consultare, “Giovani Impresa” e “Donne Impresa”.

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