Come aprire un centro di assistenza per anziani

assistenzaUn’idea imprenditoriale “originale” – anche se in un certo senso faticosa e difficile da realizzare per diversi motivi – è quella di aprire un centro di assistenza agli anziani.
Si tratta, fondamentalmente, di un’idea parecchio giusta – principalmente sotto il profilo dell’umanità, visto che la figura dell’anziano è pur sempre declassata e depauperata della sua dignità – ma non sempre facile da concretizzare, sia dal punto di vista economico – proprio per via del fatto che gli anziani hanno bisogno di una maggiore assistenza anche dal punto di vista medico, non si può non garantire loro un buon trattamento, con tanto di medici, infermieri ed un’equipe specializzata di psicologi – sia dal punto di vista burocratico ad esso strettamente correlato.
Ad ogni modo, se si ha una buona predisposizione al contatto umano, e se la propria intenzione è quella di rendere la vita migliore e decisamente più dignitosa a delle persone che credono di non avere più nulla di offrire ma che in realtà rappresentano – per via del loro trascorso, del loro passato e delle proprie esperienze di vita – uno scrigno culturale da non sottovalutare, l’idea di aprire un centro per anziani è corretta e può dare anche parecchie soddisfazioni soprattutto dal punto di vista strettamente personale e culturale.
Tuttavia, come abbiamo accennato, trattare con delle persone anziane non è mai una cosa semplice, ed anzi richiede una grossa forza d’animo, una grande forza di volontà e spirito di sacrificio, ma anche tanta umiltà e pazienza, che in realtà sono dei valori non da sottovalutare in quanto non sono così scontati nel carattere e nella vita di ognuno di noi.
Inoltre, aprire un centro di assistenza per anziani non significa solo necessariamente avere dei requisiti personali e morali, ma anche delle vere e proprie capacità e comunque poter contare su un proprio budget che purtroppo non è così limitato: viene da sé, infatti, che aprire un centro di assistenza per anziani richiede, oltre ad un locale di ampiezza e flessibilità adeguate – deve esserci lo spazio per le cucine, per le sale da pranzo e da colazione, le stanze da letto per ospitare gli anziani, bagni adeguati e costruiti a norma di legge, almeno una sala infermieristica, ed un giardino dove permettere lunghe e distensive passeggiate – anche un’equipe preparata e specializzata.
Medici, infermieri, personale sanitario ed anche personale addetto alle pulizie ed alle cucine sono sicuramente tra i primi che non devono e non possono mancare, e soprattutto quando si è all’inizio e non si hanno fondi sufficienti ed adeguati, non è assolutamente facile avviare un’attività del genere: ecco perché deve esservi una grande passione, perché viene da sé che senza di essa non si avrebbe lo stimolo e la forza necessaria a prendersi una responsabilità simile.
Inoltre, bisogna fare delle differenze tra le strutture residenziali o semi- residenziali – ovvero le residenze sanitarie assistite, RSA – e le Case di Riposo: le prime appunto sono dei centri di ricovero ed assistenza extra ospedaliera per anziani non autosufficienti, il che non significa necessariamente che gli anziani vi debbano vivere, in quanto si tratta di una forma di assistenza integrata; le seconde, invece, rappresentano le case vere e proprie in cui gli anziani decidono – per svariati motivi che non necessariamente sono di salute, ma più spesso per solitudine – di vivere per conoscere altre persone della stessa fascia d’età e condividere con loro questo momento della vita.
E’ chiaro quindi anche l’aspetto differente delle due tipologie di centri di assistenza: nelle seconde, infatti, è richiesto un maggiore numero di personale specializzato, e non possono affatto mancare tutti quei requisiti personali e tecnici di cui abbiamo discusso finora.
Resta quindi da capire a quale delle due strutture ci si voglia affiancare, e valutare anche quale tipo di cooperativa socio-assistenziale si sia in grado di offrire all’anziano. Esistono infatti due tipi di cooperazione sociale: la prima, detta di tipo A, si occupa essenzialmente di servizi socio-assistenziali, socio-sanitari ed educativi; le cooperative di tipo B comprendono invece anche lo svolgimento di altre attività, a patto però che si garantisca l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.
Per ottenere maggiori informazioni in particolare sulla cooperazione sociale può essere utile rivolgersi presso Albo regionale delle cooperative sociali della propria Regione, per iscriversi al quale è necessario possedere dei requisiti che tuttavia variano di luogo in luogo.

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