Aprire un bar: requisiti e consigli pratici

Aprire un bar: i requisiti da possedere ed alcuni consigli pratici

Se aprire un bar è un’idea che da qualche tempo vaga per la vostra mente, se aprire un bar vi ha sempre affascinato e vorreste finalmente dare una forma concreta a questo desiderio, sappiate che questa è un’idea del tutto realizzabile, ma come per tutte le attività, si può concretizzare solo se si è in possesso di determinati requisiti, sia da un punto di vista prettamente burocratico – cui accenneremo più avanti – sia da un punto di vista personale: spirito di iniziativa, capacità di resistere allo stress ed alla tensione, accettazione di alcuni compromessi come rimanere in piedi fino a tardi ed accettare la possibilità che, soprattutto agli inizi – ovvero quanto non potrete ancora permettervi molto personale – l’andamento dell’attività sia tutto sulle vostre spalle, con la conseguenza purtroppo sicura che la vostra vita privata sarà decisamente messa da parte.
Ciò che possiamo premettere, al fine di farvi riflettere sull’attività che vorreste portare avanti, e non per scoraggiarvi o indurvi a rinunciare, è che stare “dall’altra parte del bancone” non è così facile come lo immaginate: se avete visto in un bar allegria, spensieratezza e divertimento, è solo perché vi siete sempre trovati dalla parte del “cliente” e non dalla parte del lavoratore/imprenditore. Per questo, prima di concretizzare la vostra idea, e aprire un bar, potrebbe rivelarsi utile riflettere bene sulla differenza che sorge tra l’imprenditore-barista ed il cliente, e su quanto le responsabilità del primo siano importanti.

Aprire un bar – insieme a ristoranti, caffè, pizzerie, ecc. – vengono definite dalla legge come “esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande”, o meglio, come quelle attività denominate “locali di vendita per il consumo sul posto”.
Esse possono essere distinte in tre categorie:
–    Categoria A: sono esercizi di ristorazione ovvero ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie, birrerie ed esercizi similari;
–    Categoria B: sono esercizi per la somministrazione di bevande (bar, caffè gelaterie, pasticcerie ed esercizi simili);
–    Categoria D: sono invece esercizi di tipo B nei quali è esclusa la somministrazione di bevande alcoliche di qualsiasi gradazione.
Dal punto di vista prettamente burocratico e legale, aprire un bar significa prima di tutto recarsi presso in Comune di competenza per ottenere tutte le informazioni necessarie all’ottenimento dell’autorizzazione comunale e sanitaria: con l’avvento della Legge Bersani, infatti, ed in generale con le ultime leggi in vigore dal luglio 2006 non è più necessaria l’iscrizione al REC e chi intende avviare l’attività, deve comunicare al Comune di essere in possesso dei requisiti necessari previsti dalla legge 287/91.

Quali sono questi requisiti?
In generale, per aprire un bar servono queste credenziali:
a) maggiore età, ad eccezione del minore autorizzato a norma di legge all’esercizio di attività commerciale;
b) aver assolto gli obblighi scolastici;
c) aver frequentato – ovviamente con risultati positivi – corsi di scuola alberghiera o corsi professionali riguardanti l’attività di somministrazione alimenti, oppure aver superato l’apposito esame di idoneità presso la Camera di Commercio – al quale si può accedere solo se si è in possesso di titolo di studio universitario o di istruzione secondaria superiore o se si ha prestato servizio, per almeno due anni negli ultimi cinque anni, presso imprese esercenti attività di somministrazione di alimenti e di bevande, in qualità di dipendenti qualificati addetti alla somministrazione, alla produzione o all’amministrazione o, se si tratta di coniuge, parente o affine entro il terzo grado dell’imprenditore, in qualità di coadiutore.
Queste sono, chiaramente, solo alcune delle indicazioni utili per avviare un bar, ma resta sempre utile e consigliabile informarsi presso il Comune di residenza oppure contattare lo sportello d’orientamento pubblico per la creazione di un’attività imprenditoriale, al fine di conoscere, tra le altre cose, le distanze minime tra gli esercenti da rispettare e le eventuali altre normative locali, mentre l’autorizzazione sanitaria sarà concessa dalla ASL dopo le opportune verifiche igienico sanitarie del locale.

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