Come aprire un baby parking

L’ultima tendenza in fatto di asili nidi e baby sitter è quella di affidare il proprio bambino ad un baby parking: nel vero senso letterale della parola, si tratta di “parcheggiare” il piccolo per il tempo necessario allo svolgimento delle proprie commissioni, per un tempo di permanenza nella struttura che non può essere superiore alle 6 ore giornaliere.
Sono molti oggi i genitori che, oberati da lavoro e magari in difficoltà perché non sanno a chi lasciare i propri bambini, scelgono questa valida alternativa, che accoglie bebè tra i 13 mesi ed i 6 anni: la caratteristica del baby parking – che poi asilo non è, almeno non nel senso universalmente conosciuto – è quella di provvedere ai piccoli fornendo un servizio molto utile, che però non comprende la presenza della mensa.
Ciò rende quest’attività decisamente più facile da gestire rispetto ad un asilo nido, e fa di essa una buona idea per avviare un’attività che non richieda un iter burocratico difficile ed un investimento iniziale troppo sostenuto.

Cosa occorre quindi per aprire un baby parking?
Intanto, tralasciando per il momento la parte burocratica – che, seppur in minima parte, è comunque essenziale e presente – è bene ricordare che, più di ogni altra attività, aprire un baby parking significa realmente passione per ciò che si fa: se i bambini non vi attirano particolarmente e vi da noia un solo bimbo che piange, figuratevi tanti bambini che piangono all’unisono!
Per questo motivo, in molte regioni è richiesta l’attestazione di un diploma che garantisca la serietà dell’educatrice, anche se questo è a scelta di ogni regione, e non è valido universalmente: in alcuni luoghi, infatti, è richiesto un titolo di studio specifico, mentre in altri no. Questo avviene anche perché al momento pare non vi sia una normativa nazionale che delinei quali caratteristiche deve possedere la struttura e solo alcune regioni hanno introdotto normative specifiche per regolamentare quest’attività.
Più in generale, potremmo dire che i requisiti fondamentali per aprire un baby parking sono i seguenti:
il richiedente deve certificare come :
·    non sussistano nei suoi confronti cause di divieto o di decadenza o di sospensione ad ottenere o mantenere la licenza di Agenzia d’Affari, previste dalla vigente normativa antimafia e di non essere a conoscenza dell’esistenza di tali cause nei confronti della Società stessa, e degli altri soggetti indicati dall’art. 5 del DL. 8.8.94 n. 490;
·    i locali sede dell’attività rispondono a tutti i requisiti igienico-sanitari, edilizi ed in maniera di prevenzione incendi previsti dalle Leggi vigenti, sono indipendenti da abitazioni private o da ambienti destinati ad altri usi;
·    di aver adempiuto all’istruzione obbligatoria di figli minori.
Questi appena elencati sono i requisiti generici richiesti per aprire un baby parking, ma chiaramente è importante ricordare che anche il locale che sarà adibito alla suddetta attività dovrà rispondere a determinati requisiti. Innanzitutto, in generale possiamo ricordare che un ottimo strumento per rendere quest’attività redditizia è quello di posizionarla in un luogo non esageratamente affollato ma comunque di passaggio, possibilmente vicino a negozio o magari ancora meglio all’interno di centri commerciali: igiene e sicurezza – trattandosi di bambini – vanno garantiti al massimo, perciò non bisogna dimenticare di rispettare le normative necessarie.
Inoltre, la struttura adibita a baby parking deve ospitare un minimo di 10 bambini ed un massimo di 25 e va giustamente arredata a misura di bambino, per mezzo di un arredamento colorato e divertente, e della presenza di giocattoli, colori, l’angolo per la lettura e tanti oggetti pensati per il loro divertimento e per favorire una loro piacevole permanenza nel baby parking.
Poiché i bambini – com’è facile immaginare – richiedono un’attenzione molto alta, è bene che nella struttura vi sia un’operatrice ogni 10 bambini.
L’investimento necessario per aprire un baby parking può essere di circa 15/20 mila euro, a cui chiaramente andremo a sommare le spese per eventuali opere di restauro dei locali e messa a norma degli impianti.

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